Lo scultore Louis Falso era un autodidatta. Si era formato da solo, infatti, in un lunghissimo percorso fatto di studio continuo e sperimentazione, di lavoro assiduo sui materiali più differenti, come i metalli, la pietra, il legno.
Tale lunga e assidua applicazione lo aveva portato, in moltissimi anni di lavoro, a elaborare un gran quantità di opere, riuscendo sempre a vedere un concetto dietro ogni forma grezza, anche la più indeterminata, con una rara capacità creativa e una singolare facoltà immaginativa.
Egli era sostanzialmente un solitario, che non si lasciava influenzare
dalle mode o dalle particolari tendenze culturali, ma osservava e meditava,
discerneva tra ciò che gli piaceva ed era utile per il suo fare arte e ciò che
non lo era.
Aveva trascorso molti anni della sua giovinezza lavorando
soprattutto il ferro, realizzando, col ferro battuto, oggetti pregiati e
sorprendenti, o vere e proprie opere d’arte, fatte d’una e talvolta di più
figure, realistiche o anche fantastiche.
Infine aveva scelto il legno come materia prima dei suoi lavori. Si trattava di fusti abbattuti dalle intemperie, di rami nodosi e biforcuti sopravvissuti agli incendi, di tronchi logori incastrati nella vegetazione d’una fiumana, o riversati sull’arenile da una tempesta, di ceppi di radici contorte emersi col tempo dal terreno. Che l’artista sapeva scovare e raccogliere. Ma prima selezionandoli con grande attenzione, osservandone bene la conformazione, valutando di volta in volta le particolari qualità delle diverse essenze.
Dalle configurazioni spontaneamente generate dalla natura, selvatiche e casuali, estraeva le proprie opere, con un meticoloso e studiato processo di lavorazione, facendo emergere da esse sculture fortemente espressive e vitali, ben lontane dall’informe materia lignea di partenza.
In qualsiasi sua opera, quindi, si intuisce
perfettamente l’ostinato e scrupoloso sforzo di trasfigurazione della massa
legnosa in un’idea formale-concettuale del tutto nuova ed esattamente definita.
Ma ogni opera ha una sua esclusiva storia e un differente momento di
ispirazione. Ogni opera rivela una propria intensità e una propria tensione
immaginativa. Cosicché nelle sculture di Louis Falso ci sembra di vedere le più
strane creature, tutte appartenenti a un mondo parallelo e chimerico, o esseri
provenienti da un pianeta inesplorato, situato in un remoto punto dell’universo
o, forse, più semplicemente, pulsioni nate dal ribollio del subconscio, o dal caos
calmo di una sconosciuta dimensione spazio-temporale.
Tali strane creature, indocili e primordiali, dalle deformi sembianze, o dalle corporature astratte, o dalle oniriche e sfuggenti fattezze, provviste di un tangibile effetto plastico e quasi animate da un proprio alito vitale.
Più che creature o cose, le sculture di Louis Falso sono idee di cose o creature, del tutto ignote.
Sono gli abitatori di mondi assurdi, i demoni mai rivelatisi di foreste inesplorate, i misteriosi impulsi della mente che si materializzano. Sono uno stadio misterioso dell’evoluzione della vita.
Le sculture elaborate dall’artista, dotate quasi di energia interna, ci spingono inevitabilmente a pensare la materiale composizione d’una certa entità in modo nuovo, stimolandoci a utilizzare la nostra immaginazione per vedere in esse ciò che l’artista ha visto prima di noi.




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