Jean-Honoré Fragonard (1732 – 1806), Il chiavistello, particolare, 1777, olio su
tela, 73,5 x 83,5 cm,
Museo del Louvre, Parigi.
Jean-Honoré Fragonard (1732 – 1806), Il
chiavistello (Le verrou), 1777, olio su tela, 73,5 x 83,5 cm,
Museo del Louvre, Parigi.
ANALISI DELL’OPERA
Commissionato
nel 1773 dal marchese Louis-Gabriel Véri-Raionard, collezionista colto e
raffinato, Il chiavistello si
colloca nel genere, tutto rococò, delle fêtes
galantes.
Opera
tra le più rappresentative di Fragonard, testimonia la considerazione di cui egli
godeva da parte di una committenza facoltosa e nondimeno competente.
Il
dipinto, sicuramente il più intrigante realizzato dall’artista, raffigura uno stuzzicante
episodio passionale, in cui sono coinvolti due giovani amanti frementi di
desiderio. Essi sono all’interno d’una camera da letto parzialmente immersa nella penombra, solo rischiarata da un ampio raggio di luce che entra da destra, da
una finestra aperta e posizionata fuori dallo spazio del quadro. È la luce vivida
d’una tiepida mattinata di primavera, indubbiamente.
Un
pesante tendaggio rosso cade sul letto disfatto, ai cui piedi c’è un tavolino
coperto da una tovaglia chiara con sopra una mela, che allude forse alla
bellezza della dama, come se fosse una moderna Venere, oppure, molto più
probabilmente, rimanda al pomo della tentazione di Eva.
Buttato
per terra c’è uno specchio, quasi interamente coperto da un drappo scuro. All’opposto,
abbandonato sul pavimento c’è un mazzolino di fiori, che simboleggia l’amore,
ma anche la caducità dell’esistenza umana.
La
scena, d’una piacevolissima teatralità, presenta una certa difficoltà di
interpretazione riguardo al suo preciso svolgimento. Ma andiamo con ordine,
cerchiamo di ricostruirla procedendo per logica.
È
ragionevole supporre che la leggiadra signora abbia bussato alla stanza del
giovane che, nonostante l’ora – non certo di prima mattina –, sonnecchiava ancora
tra le lenzuola, almeno a giudicare dai piedi scalzi, dai mutandoni e dalla camicia
da notte. Va da sé che il pigro
gentiluomo si sia precipitato ad aprirle. – Diamo per assodato che si tratta di
una tresca clandestina, che probabilmente va avanti da un po’ di tempo, nella
cupidigia di entrambi, e nell’apprensione di lei –.
È plausibile congetturare che, una volta entrata, la donna si sia seduta accanto al suo amato, sul soffice letto, da cui infatti pende ancora l’orlo del suo pomposo abito. Ma cosa sia esattamente capitato in tale situazione non ci è dato di sapere.
Si
sono mormorati frasi melliflue? C’è stata, chissà, qualche dolce effusione?
Poco
importa. Ciò che conta è cosa accade dopo.
Bene.
Eccoci finalmente al momento effettivamente rappresentato. L’avvenente femmina,
a un certo punto, ritiene opportuno congedarsi dal suo uomo. Il dongiovanni, però, subito l’abbraccia con
ardore, cercando intanto di chiudere la serratura, per impedirle di andarsene e
per non farsi sorprendere con lei, da eventuali ficcanaso, in una circostanza di
fatto sconveniente.
Nell’abbraccio
vigoroso del suo spasimante e col cuore in subbuglio, la gentildonna si mostra
esitante, nonostante la smania incontenibile. Tenta di fermarlo, temendo seriamente
per la sua reputazione e per la sua sorte. Il focoso giovane però la tiene per
la vita e ne blocca i movimenti, provocando in lei un fremito, che quasi le
toglie le forze. Cosicché, intanto che cerca di opporsi al disegno lascivo del
suo amante, l’affascinante signora socchiude gli occhi e si abbandona al volere
di lui. È facile immaginare, allora, ciò che accadrà da lì a poco.
Quanto
appena detto ci fa comprendere, ma anche apprezzare la singolare capacità di Fragonard
di dare vita alle sue fêtes galantes –
o di narrarne qualcuna realmente accaduta –, sapendone estrarre l’attimo più
piacevole e più coinvolgente possibile, quello che caratterizza ed esalta
l’intera storia dipinta.
Le
sue particolari feste galanti sono in
effetti la perfetta messa in scena della sua comédie humaine, leggera e sensuale, impudente e capricciosa, gaudente
e vitale, priva di seccanti e superflue sentenze morali.
È
la rappresentazione divertita e disinvolta di una certa società, allegramente colta
dentro il proprio tempo: il crepuscolo dell’ancien
regime, predestinato inesorabilmente a
tramutarsi in un mondo nuovo e imprevisto, quello della ragione e dell’emancipazione del popolo. Ebbene, di questa fine stagione della storia, Fragonard ne è
il più squisito e spontaneo illustratore.
Artista di grande talento, egli si avvale di uno stile pittorico fresco e insieme ricercato, che sa reinventare le atmosfere artificiose del tardobarocco in fantasie sceniche e paesaggistiche inedite e di grande effetto visivo, composte con un colorismo ricco e luminoso, in cui si intravedono alcuni assunti della futura pittura romantica e accorgimenti realizzativi che anticipano l’impressionismo.
Jean-Honoré Fragonard (1732 – 1806), Le bagnanti, 1765-72, olio su tela, 64 x 80 cm,
Museo del Louvre, Parigi.
Nel dipinto, l’artista crea la deliziosa immagine di alcune giovani donne che si bagnano in un tranquillo specchio d’acqua immerso in una vegetazione immaginosa di piante acquatiche, arbusti e alberi dalle folte e bizzarre chiome. Nella composizione, libera e immediata, si combinano un compiaciuto e candido erotismo e una schietta magnificazione della gioia di vivere.
Fragonard è uno dei massimi pittori del Settecento, e senza dubbio uno dei massimi pittori francesi. Anzitutto per i temi, che fanno di lui il pittore del suo tempo, di quel Settecento sensuale, garbato, del secolo di Luigi XV, dei fermiers généraux, degli esattori e dei borghesi epicurei che dovevano rovesciare la monarchia. Il suo maestro Boucher si compiaceva di allegorie e di raffigurazioni bucoliche; i successori di Watteau s’attardavano nel genere delle feste galanti; Fragonard rinunciò, con grande scandalo dei critici d’arte contemporanei, ai temi antichi o mitologici per dedicarsi a ciò che da Courbet in poi chiamano “arte viva” [...]
I temi
abbastanza liberi, che ha trattato al tempo del suo matrimonio in età già
matura, non hanno né ipocrisia né la falsa ingenuità di quelli di Greuze, ma ci
rammentano che il pittore è contemporaneo di Boumarchais (nato come lui nel
1734), di Casanova (nato nel 1725): che Boufflers, Laclos, e Sade sono nati
dopo di lui. D’altronde, se moltiplica, con piacere evidente, i dipinti e i
disegni galanti, lo fa in parte per rispondere al gusto del pubblico che, alla
vigilia del 1789, lo apprezza sempre di più.
[...]
(G. Wildenstein, Fragonard, Bath, 1960.
VITA IN BREVE DI FRAGONARD
Fragonard nasce nel 1732 a Grasse, il 5 aprile, in
Provenza, da famiglia di origine italiana. Nel 1738 la famiglia si trasferisce
a Parigi. Nel 1748 entra come allievo nella bottega di Boucher. Nel 1752 vince
il Prix de Rome e si fa notare come talento emergente. Nel dicembre del
1756 giunge a Roma per un soggiorno di studio. Tra il 1760 e il 1765, anno in
cui viene ammesso all’Académie Royale e in cui espone anche al Salon,
effettua viaggi a Venezia, a Napoli e in Olanda. Tra il 1766 e il 1767 riceve
importanti commissioni dall’Académie, esponendo ancora al Salon.
Nel 1773 sposa Marie-Anne Gérard, che dà alla luce una bambina. Subito dopo
intraprende un viaggio per Roma. Nel 1774 parte da Roma per il nord dell’Europa
e visita Praga, Lubiana, Vienna, Dresda. Nel 1780 nasce il secondo figlio, ma
l’anno dopo muore il padre. Nel 1882 partecipa al Salon de la Correspondance,
per la seconda volta. Nel 1788 muore la figlia. Nel 1790 ritorna a Grasse con
la moglie. Nel 1791 è di nuovo a Parigi. Nel 1793 diventa membro della Commune
des Arts. Nel 1796 diviene presidente del Musée Central. Dal 1800
inizia un periodo di difficoltà economica; lascia l’alloggio al Louvre,
ricevendo una pensione di 1.000 franchi. Il 22 agosto del 1806 Fragonard muore,
nella sua casa parigina, per via di una congestione cerebrale.
© G. LUCIO FRAGNOLI
IL
POST SOPRA RIPORTATO HA CARATTERE ESCLUSIVAMENTE DIVULGATIVO E DIDATTICO,
DESTINATO PERTANTO AGLI STUDENTI E AGLI APPASSIONATI.




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